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Fotografia


Cesare Zavattini occupa un posto di primo piano nell’ambito della sperimentazione della fotografia a “soggetto neorealista”. Il suo amore per la fotografia è stato sempre in consonanza con la sua ‘poetica’ e con il principio ispiratore della sua varia e vasta produzione artistica, prevalentemente volta a illuminare la realtà senza intermediazioni. Nei primi anni ’50, con la sua ricerca e le sue proposte condivise da molti altri intellettuali, Zavattini ha tentato di vivificare il neorealismo cinematografico che cominciava ad entrare in crisi, impegnandosi con strumenti vari a partire proprio dalla fotografia. E l'ha sperimentata esemplarmente prendendo come soggetto Luzzara, suo paese natale, e avvalendosi dello straordinario contributo di un grande fotografo americano, Paul Strand. Dalla loro collaborazione è scaturito il volume Un paese, testo di Zavattini, fotografie di Strand, pubblicato nel 1955 dall’editore Einaudi. Con esso Zavattini, come ha scritto Antonella Russo (Storia culturale della fotografia italiana dal neorealismo al Postmoderno; Torino, 2011), ha realizzato l’unico ‘fotolibro’ pubblicato in Italia ed uno dei classici della storia della fotografia del ventesimo secolo.
I prodromi di questa pubblicazione sono noti. Zavattini, sin dal ’52 dopo il progetto cinematografico irrealizzato di Italia mia, il cui soggetto avrebbe dovuto rappresentare filmicamente una serie di episodi tratti dalla vita quotidiana del popolo italiano, aveva suggerito all’editore torinese una collana di libri fotografici che avrebbero dovuto ricalcare in forma di libro (con identico titolo: Italia mia) quel soggetto. Avrebbero dovuto uscire svariati altri libri, prevalentemente composti da immagini, dedicati a temi e luoghi della società nazionale. L’incontro con Paul Strand, fondamentale per l’uscita del primo volume, non è stato tuttavia sufficiente a far proseguire la collana. Successivamente  Zavattini, a testimonianza dell’importanza che ha sempre attribuito alla fotografia, ha dato seguito al libro pubblicato con Strand attraverso un difforme e tuttavia stimolante volume, Un paese vent’anni dopo (Torino, Einaudi, 1976),  realizzato in collaborazione col fotografo Gianni Berengo Gardin. E ancora, nell’ottobre del ’63 assieme a William M. Zanca fotoreporter del quotidiano “Il Giorno”, Zavattini ha compiuto un lungo viaggio per risalire dalle sorgenti alla foce il più grande corso d’acqua d’Italia per dar vita al libro fotografico Fiume Po (Milano, Ferro, 1966) frutto di una sua idea, con una sua presentazione e le immagini fotografiche di Zanca. Contestualmente al viaggio, Zavattini ha dettato  al magnetofono un resoconto, denso di inconsuete riflessioni sull'originale escursione, che è poi sfociato nel racconto Viaggetto sul Po uscito assieme ad altri tre suoi testi nel volume miscellaneo Straparole (Bompiani, 1967). Il rapporto di Zavattini con la fotografia è molto profondo e non si esaurisce certo nei ritratti che gli dedicano fotografi famosi come Richard Avedon, William Klein, Gianni Berengo Gardin, Duane Michals, William Zanca, ecc. Affezionato alle arti visive complessivamente intese, Zavattini è considerato uno dei promotori della ‘fotodocumentazione’ nel nostro Paese.

Scheda a cura di Giorgio Boccolari