Al Castello di Miradolo un concerto ispirato a Il Giudizio Universale
Giovedì 25 dicembre il Castello di Miradolo, a San Secondo di Pinerolo, ha ospitato un appuntamento culturale originale e innovativo: un concerto immersivo che ha cercato di unire cinema d’autore, musica classica e nuove tecnologie sonore. Il progetto, intitolato Il Giudizio Universale e firmato dal collettivo Avant-dernière pensée, ha messo in dialogo l’omonimo film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini con un’inedita interpretazione del Requiem di Franz Liszt.
L’evento aveva come obiettivo quello di trasformare il concerto tradizionale in un vero e proprio viaggio multisensoriale, snodandosi attraverso dodici sale del castello, dove immagini, suoni e architettura si fondono in un percorso che coinvolgerà attivamente il pubblico.
Il dialogo tra il linguaggio cinematografico e il tessuto sonoro aspira a creare una rilettura contemporanea dei temi del giudizio, della responsabilità e dell’ipocrisia umana, centrali sia nel film sia nella partitura musicale.
Uscito nel 1961, Il Giudizio Universale non fu accolto calorosamente da pubblico e critica, ma è oggi riconosciuto come uno dei film più moderni e audaci del cinema italiano. Lo stesso De Sica lo definì “uno dei più belli che ho fatto, uscito forse troppo presto”. Ambientato in una Napoli improvvisamente sconvolta dall’annuncio della fine del mondo — alle 18 in punto una voce divina proclama l’imminente giudizio — il film dà vita a un mosaico di storie interpretate da un cast straordinario, che include Alberto Sordi, Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Fernandel, Renato Rascel, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia e lo stesso De Sica.
L’idea di Cesare Zavattini era quella di una confessione collettiva dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Una confessione che però fallisce: anche di fronte all’Apocalisse, l’umanità preferisce cercare alibi piuttosto che redenzione.
Come un controcanto, il Requiem di Franz Liszt è stato presentato in una versione inedita per viola, violoncello, armonium ed elettronica dal vivo. Nell’intento degli ideatori del progetto la musica non deve accompagnare semplicemente le immagini, ma attraversarle, amplificandole.
Lo scopo dichiarato è di far perdere alla partitura la sua monumentalità liturgica per diventare materia viva, intima e inquieta, capace di risuonare nello spazio e nel corpo dello spettatore.