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Il premio Cesare Zavattini compie 10 anni

La Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) celebra il decennale del Premio Cesare Zavattini / UnArchive con una serie di iniziative che si svolgono a Roma dal 13 al 17 gennaio 2026. Il Premio, nato per incentivare il riuso creativo del cinema d’archivio, ha rappresentato in dieci anni un laboratorio fondamentale di sperimentazione, capace di valorizzare il patrimonio audiovisivo attraverso nuove forme narrative e visive, soprattutto grazie al lavoro di giovani filmmaker under 35.Il cuore delle celebrazioni è la rassegna di proiezioni gratuite al Cinema Azzurro Scipioni (13–15 gennaio), che propone una selezione ampia dei cortometraggi vincitori e delle menzioni speciali realizzati nel corso degli anni. Le opere, presentate direttamente da autori e autrici, testimoniano la varietà di approcci al found footage: dal racconto personale alla rielaborazione storica, dalla sperimentazione formale alla dimensione politica e sociale. Una sezione speciale è dedicata ai corti Memory Ciak, nati dalla collaborazione tra AAMOD, Premio Zavattini e BookCiak, Azione!. Il programma si concluderà il 17 gennaio con la tavola rotonda “Il senso degli archivi negli sguardi di una generazione di filmmaker”, ospitata presso la sede AAMOD. L’incontro sarà articolato in tre panel tematici. Racconti che non c’erano, dedicato a opere che usano l’archivio come materia puramente narrativa; Negli spazi privati, focalizzato sul riuso dei materiali familiari; Riletture, incentrato sulla reinterpretazione di eventi e figure storiche o pubbliche. Alla discussione parteciperanno rappresentanti delle istituzioni archivistiche, membri delle giurie, docenti del workshop del Premio e filmmaker che hanno preso parte alle varie edizioni, offrendo un confronto tra generazioni e ruoli diversi. Nel suo insieme, il decennale del Premio Zavattini non è solo una celebrazione, ma un momento di riflessione critica sul ruolo degli archivi nel cinema contemporaneo, sulle estetiche emergenti e sulla capacità del riuso creativo di produrre nuovi significati culturali e politici a partire dalla memoria audiovisiva.