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Su RAI 5 la trasposizione teatrale di «Miracolo a Milano»

Lo spettacolo teatrale “Miracolo a Milano”, diretto da Claudio Longhi e tratto dal celebre film del 1951 di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, ha ottenuto un grande successo al Teatro Strehler, con 26 repliche tutte esaurite. La messa in scena, che rievoca in chiave teatrale e anche “brechtiana” la Milano del dopoguerra, viene ora trasmessa su Rai 5 (sabato sera e domenica pomeriggio) e sarà poi disponibile su RaiPlay, in attesa di una nuova ripresa nella stagione 2027-2028.
Rappresenta un momento significativo nella lunga relazione tra il Piccolo Teatro e la città di Milano e si inserisce nelle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario del teatro, fondato nel 1947. Ha attirato circa 25.000 spettatori, tra cui numerose personalità istituzionali e culturali, oltre a figure legate alla storia del film e del teatro stesso.
Un aspetto centrale del progetto è stato il forte coinvolgimento del territorio: accanto alla rappresentazione sono stati organizzati numerosi eventi e iniziative che hanno interessato scuole, quartieri, associazioni ed enti benefici, trasformando l’iniziativa in un’operazione culturale e sociale diffusa.
Il progetto si è articolato in cinquanta appuntamenti — tra cui “Aspettando Miracolo a Milano” e “Oltre la scena” — che hanno accompagnato lo spettacolo nei luoghi più vivi della città: municipi, scuole e realtà associative. Hanno partecipato numerose organizzazioni sociali, tra cui la Casa della Carità, la Comunità di Sant’Egidio, la Casa di riposo Verdi, l’ospedale Fatebenefratelli e l’Oftalmico, insieme ai laboratori attivi nei condomini delle case popolari di via Val Bavona e via Fratelli Rizzardi. Coinvolte anche importanti istituzioni del mondo editoriale e culturale, come il Corriere della Sera, la Fondazione Feltrinelli, l’Università degli Studi e il Saggiatore, che ha pubblicato il testo dello spettacolo curato da Paolo Di Paolo, autore dell’adattamento, e interpretato da Lino Guanciale.
In questo modo, “Miracolo a Milano” si configura come un grande progetto collettivo che unisce teatro, memoria cinematografica e impegno civile, restituendo valore a un’opera che, all’epoca della sua uscita, non ebbe grande successo ma che oggi si può dire pienamente rivalutata.