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All'APE Parma Museo apre la mostra “Giovannino Guareschi fotografo”

La mostra Giovannino Guareschi fotografo. Uno sguardo d’autore in bianco e nero”, ospitata all’APE Parma Museo dal 1° aprile al 28 giugno 2026, rappresenta la prima esposizione interamente dedicata alla produzione fotografica di Giovannino Guareschi, offrendo l’opportunità di riscoprire un aspetto meno noto ma profondamente significativo della sua attività creativa.
Il percorso espositivo, articolato in nuclei tematici, riunisce circa 90 opere tra fotografie, disegni e citazioni, realizzate tra il 1934 e il 1956 e provenienti dall’Archivio Guareschi di Roncole Verdi. Per preservare i materiali originali — costituiti principalmente da negativi e provini a contatto — le opere sono presentate attraverso riproduzioni digitali di alta qualità, che consentono anche di cogliere dettagli altrimenti difficilmente visibili.
La figura di Guareschi emerge qui nella sua complessità, un autore poliedrico capace di attraversare linguaggi diversi — scrittura, disegno, satira — mantenendo una coerenza espressiva fondata su uno sguardo personale e originale. In questo contesto, la fotografia non si configura come pratica autonoma o puramente tecnica, ma come parte integrante di un più ampio sistema creativo.
Le sue immagini si distinguono infatti per scelte compositive anticonvenzionali: inquadrature oblique, prospettive insolite, tagli asimmetrici e punti di vista laterali costruiscono una visione che sfugge alla rappresentazione tradizionale. Ne deriva una fotografia fortemente narrativa, in cui realtà e immaginazione si intrecciano, spesso attraversate da un’ironia sottile e da una vena surreale.
I temi ricorrenti spaziano dai paesaggi della Pianura Padana — colti nella loro essenzialità “antipittoresca” — alla vita quotidiana, dalle architetture urbane agli oggetti domestici, fino a situazioni in cui l’inerte sembra animarsi. In questo modo, Guareschi si rivela un attento osservatore del reale, capace di trasformare dettagli apparentemente marginali in immagini dense di significato, tra memoria, racconto e satira sociale.
Nel complesso, la mostra restituisce l’immagine di un autore che, anche attraverso la fotografia, costruisce un universo coerente e riconoscibile, in cui ogni mezzo espressivo contribuisce a dare forma a una visione del mondo ironica, poetica e profondamente umana.
Vale la pena ricordare che Zavattini e Giovannino Guareschi si conobbero nei primi anni ’20 quando Cesare entra come istitutore nel Convitto Maria Luigia di Parma dove Guareschi era alunno. Fu l’inizio di un’amicizia profonda che si tradusse anche in una collaborazione concreta, con Cesare Zavattini nel ruolo di mentore. Emblematico è il 1925, quando Giovannino Guareschi, in difficoltà economiche, venne aiutato proprio da Zavattini a entrare come giornalista alla Gazzetta di Parma. Negli anni successivi i due collaborarono più volte e, a metà degli anni Trenta, Zavattini lo chiamò a Milano, coinvolgendolo nella redazione del giornale satirico Il Bertoldo.
Le loro strade si allontanarono per un periodo, ma si riavvicinarono dagli anni ’50 e poi nel 1968 con i Cinegiornali liberi. La collaborazione si interruppe purtroppo definitivamente nello stesso anno, con la morte improvvisa di Guareschi.