Comune di Reggio Emilia

Zavattini all'estero

Nel corso della sua lunga esistenza Zavattini ha sviluppato una vasta rete di conoscenze e di collaborazioni con personalità della cultura e del cinema in Italia e all’estero. Per svolgere prevalenti attività in ambito cinematografico, per diffondere i postulati del neorealismo oltre che per trarne ulteriori sviluppi si è recato spesso all’estero. La sua influenza più significativa, quella che ha lasciato in Archivio la documentazione più voluminosa, l’ha esercitata a Cuba, in Spagna e in Messico. Zavattini ha soggiornato a Cuba tre occasioni tra il 1953 e il ‘60, ha conosciuto Fidel Castro, Ernesto Che Guevara e i responsabili della nuova cinematografia cubana per la cui rinascita ha svolto un ruolo primario.
Lo scrittore emiliano è arrivato una prima volta a Cuba, quella di Batista, nel 1953. Non appena sceso dall’aereo era stato attorniato da giovani intellettuali che avevano fame di conoscenze e che apprezzavano in sommo grado il suo impegno artistico e particolarmente la sua attività cinematografica. Vi tornerà nel ’58 e soprattutto nel 1959/’60 quando già la piccola isola antillana è divenuta “castrista”. Cuba ha decretato a Zavattini grandi riconoscimenti che lo hanno indotto a sobbarcarsi una grande mole di lavoro: seminari con cineasti e giovani intellettuali, viaggi e incontri  con la gente comune.  Proprio nel 1959, scriverà il soggetto e collaborerà alla sceneggiatura del film El joven rebelde di Julio Garçìa Espinosa. Anche il Messico lo visiterà in tre tappe successive: nel 1953, nel '55 e nel’57 e anche qui incontrerà uomini politici ed artisti. Nel ’57 vi trascorrerà tutta l’estate; per il produttore Manuel Barbacano si dedicherà all’ideazione di tre film, L’anellino magico, L’anno meraviglioso e Mexico mio. Anche di questa esperienza restano ampie testimonianze: la corrispondenza per la progettazione dei film, una serie di articoli, lettere, petizioni per la scarcerazione del pittore Siqueiros; diverse versioni di una conferenza sul Messico del 1955; interviste, articoli, appunti e diari relativi alla società messicana di quel tempo. Fin dai primissimi anni '50 sono frequenti anche i contatti con la Spagna, allora franchista. Allaccia stretti rapporti con lo sceneggiatore Ricardo Muñoz Suay, il regista Berlanga e molti altri. È in Spagna una prima volta nel 1953 alla seconda edizione della "Settimana del Cinema Italiano" che peraltro riscuote un grande successo. I rapporti tra Berlanga, Muñoz Suay e Zavattini divengono molto stretti. I tre collaborano all’ipotesi di un film pacifista. L’anno successivo si incontrano nuovamente in Spagna. In quell’occasione, è l’estate del ’54, Zavattini con Berlanga e Muñoz Suay attraversano in lungo e in largo il paese. Dal viaggio traggono impressioni e umori che producono i soggetti cinematografici pubblicati a Madrid nel ’55 col titolo complessivo: Cinco historias de espaňa (Il pastore, Domestica e soldato, Emigranti, La Capea e Las Hurdes). I primi due saranno pubblicati nel 1979, nel volume a cura di Roberta Mazzoni Basta coi soggetti! Luis Garcia Berlanga in particolare collaborerà con ‘Za’ all’ideazione di diverse sceneggiature, poi non tradotte in film, mentre numerose testate iberiche di cinema si occupavano di Zavattini e del Neorealismo italiano. Ma lo scrittore luzzarese ha avuto numerosi altri analoghi incontri in Ungheria, nel fatidico 1956, più tardi, negli anni ’60, negli USA, in Palestina, in URSS, collaborerà inoltre con cineasti jugoslavi, andrà in Francia, e altrove, ma sempre portando con sé l’ansia dell’inadeguatezza che avvertiva fra un modalità di espressione artistica tradizionali e il desiderio di modernizzarle e sperimentarle con nuovi interlocutori, per esprimersi in forme più adeguate alla sua poetica e per meglio rappresentare le diverse realtà sociali con cui si confrontava.

Scheda a cura di Giorgio Boccolari